Da / 27th dicembre, 2014 / Enogastronomia / No Comments

Il pane di Ferrara, definito da Riccardo Bacchelli il migliore del mondo, è sempre stato un gioiello della produzione culinaria ferrarese; un sapore unico che ha come ingrediente segreto l’acqua e l’aria e quindi la lievitazione. La famosa “ciupèta” (coppia) forse nasce da un carnevale del 1536 durante il quale fu presentato un pane ritorto che a noi piace pensare nei famosi “grustin”(crostini).

Comunque, nelle generazioni future, si continuò a rispettare l’arte della gastronomia sfruttando le tante ricchezze della terra, così i ferraresi si sono tramandati ricette e tradizione, piatti poveri e gustosi insieme a eleborate ricette di pesci e selvaggina, che si possono ritrovare nelle proposte dei nostri ristoranti.

Il mestiere dello scalco, o cuoco, a Ferrara è una vera arte dal 1500, da quando i cibi preparati alla corte degli estensi venivano degustati da principi e duchi; una corte dove il piacere della tavola era curato con amorosa passione. Senz’altro fra gli scalchi più famosi ci fu Cristoforo da Messisbugo, morto nel 1548, e Cristoforo da Zeffirano, scalco molto conteso tra gli Estensi e i Bentivoglio di Bologna. Giambattista Rossetti non era un cuoco ma un acuto cronista dei banchetti ducali che ci ha lasciato un libro “dello scalco” (stampato a Ferrara nel 1584) in cui si descrivono i banchetti propiziatori iniziati nel 1460 allestiti per festeggiare le nozze tra Alfonso II e Lucrezia Medici. Ercole I° si distinse dai suoi predecessori per l’amore di circondarsi dei migliori cuochi del tempo: ogni occasione era buona per imbandire una tavola, ma anche il popolo pareva gioire della prodigalità della corte, al punto che uno storico imolese scrisse che i ferraresi erano nemici del vivere malinconico.

Dalle antiche ricette delle corte estense ancora oggi viene tramandata la salama da sugo, un insaccato di maiale arricchito di spezie e vino e fatto stagionare, il pasticcio di maccheroni, il pampepato ferrarese, dolce creato nel Seicento dalle monache del convento Corpus Domini per la corte e i prelati. La cucina a Ferrara mescola il grasso fondo padano a delicatezze francesi provenienti da ricette che Renata di Francia importò quando venne sposa.

*Tratto dalla “Cucina e folclore ferrarese” ed. Ferrara Libro 1985


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